Un Palio d’altri tempi: voci e volti in “Bianco, Rosso e Celeste”
di Massimiliano Senesi
Tempo di lettura: 5 minuti
C’è un modo per capire davvero cosa sia il Palio, e non passa dai libri di storia: basta ascoltare la gente. La puntata che raccogliamo dal canale YouTube di Ricordi di Palio arriva da un vecchio filmato, “Bianco, Rosso e Celeste”, che con la macchina da presa gira tra vicoli, cortili e sale d’onore nei giorni della Carriera, raccogliendo frammenti di vita vissuta più che dichiarazioni ufficiali. Sono voci diverse, bambini, anziani, fantini, turisti stupiti, che insieme restituiscono un mosaico autentico di senesità, fatto di rivalità antiche, sospetti, ferite e gioie che ancora oggi appartengono all’anima delle Contrade.
Bambini che giocano al Palio
La scena si apre con qualcosa che a Siena capita da sempre: un gruppo di bambini che improvvisa una propria Carriera, decidendo tra loro chi impersonerà le varie Contrade. C’è chi si contende a gran voce il ruolo, chi si finge mossiere gridando “Pronti, via”, chi sceglie il proprio cavallo immaginario. È un dettaglio piccolo, quasi marginale, eppure dice tutto: il Palio a Siena non si spiega, si respira fin da bambini, e si tramanda per imitazione prima ancora che per racconto.
Torre e Oca, una rivalità di famiglia
Tra le voci più intense raccolte nel filmato c’è quella di un contradaiolo della torre, senese “proprio senese”, come si definisce lui stesso, che racconta senza esitazioni il senso della rivalità con la Nobile Contrada dell’Oca. Alla domanda sul perché proprio quella Contrada, la sua risposta è disarmante nella sua semplicità:
“Perché è tutto un fatto di anni, eh. Io ce l’ho trovata, era rivale al mio babbo, era rivale al mio nonno, sicché è diventata rivale a me. Diventeranno rivali ai miei figlioli, ai miei nipoti.”
È la rivalità come eredità di famiglia, trasmessa di padre in figlio senza che nessuno l’abbia mai davvero scelta. Ma la stessa voce, subito dopo, aggiunge una crepa umana in quella granitica fedeltà contradaiola: sta per sposare una ragazza dell’Oca, proprio della Contrada rivale. ”Questi giorni ognuno per conto suo, eh”, ammette con un sorriso implicito, come a dire che l’amore, in quei giorni di tensione, deve fare un passo indietro rispetto alla Carriera.
Il campione silenzioso della Torre
Interrogato su chi sia stato il fantino migliore tra quelli conosciuti, il contradaiolo della torre non ha dubbi: Angelo Meloni, detto “Picino”. Non lo ricorda per i trofei, ma per la lealtà: un fantino che, a suo dire, ha sempre corso con onestà senza mai tradirla per convenienza.
In un mondo dove il sospetto del tradimento aleggia sempre, lo vedremo tra poco, questo ricordo di un fantino fedele fino al sacrificio pesa come una medaglia silenziosa, di quelle che non si vedono ma si raccontano ancora, generazioni dopo.
Sospetti, botte e un fantino sotto accusa
Il filmato non nasconde il lato più duro del Palio. C’è un fantino, ferito e con tre punti di sutura, che si trova ad affrontare l’accusa più pesante che possa colpire chi corre: quella di essersi venduto. La sua stessa gente lo ha picchiato, convinta che si sia accordato con una Contrada avversaria, un sospetto di abboccamento che nel Palio ha sempre pesato come un macigno, anche quando, come in questo caso, il fantino nega ogni coinvolgimento e giura di essere semplicemente arrivato in fondo al gruppo.
“Mi sono venduto, dicono… io mi sono venduto a nessuno.”
Poco prima, un altro contradaiolo aveva raccontato con altrettanta franchezza le voci di corridoio su un compenso di milioni offerto a un fantino perché favorisse una Contrada rivale, un “regalino” promesso e forse mai davvero saldato. Sono gli intrighi minori e maggiori che da sempre accompagnano ogni Carriera, il lato meno epico ma più umano di una corsa che si decide anche fuori dal canape.
Il Drago torna a vincere dopo diciassette anni
Il momento più luminoso arriva con la voce del fantino che ha appena tagliato il bandierino per il Drago, dopo un digiuno lunghissimo. Racconta la corsa con la lucidità di chi l’ha appena vissuta: la civetta cade, lui si trova davanti la cavalla scossa e capisce che deve superarla prima del casato o perderà tutto.
“Al casato sono entrato da di dentro e sono andato a vincere… era diciassette anni non si vinceva.”
Alla domanda su cosa avesse pensato nell’istante del mortaretto, non cerca parole complicate:
”Ho pensato… a niente, ho pensato alla vittoria che ho fatto”.
È la sintesi perfetta di cosa significhi vincere un Palio dopo così tanta attesa: non calcolo, non strategia, solo l’istinto di chi ha appena riportato a casa qualcosa che la sua Contrada aspettava da una generazione. Il filmato chiude ricordando che per giorni i contradaioli della Contrada del Drago non trovarono più la porta di casa, travolti da un carnevale d’agosto che pareva non voler finire.
Perché questa memoria conta ancora
Quello che resta, ascoltando queste voci a distanza di decenni, non è la cronaca di una singola Carriera, ma la conferma che il Palio è sempre stato questo intreccio di fedeltà familiari, sospetti, ferite e gioie improvvise. Bambini che giocano a essere una Contrada, anziani che difendono una rivalità vecchia come le proprie famiglie, fantini che pagano con il sangue accuse mai provate, e la felicità incontenibile di chi aspetta una vittoria per diciassette anni: sono pezzi diversi dello stesso mosaico, quello di Siena.
La puntata completa di Ricordi di Palio dedicata a “Bianco, Rosso e Celeste” è disponibile sul canale YouTube del progetto. Se hai ricordi o storie che si intrecciano con questa, lascia un commento: ogni voce in più è un pezzo di memoria in più per Siena. Buona visione!
Buona visione!

