Eletto Alessandri, detto Bazza, vince sei Palii su trentasei Carriere nonostante la famiglia contraria, le squalifiche e un decennio lontano dalla Piazza. Un campione maremmano, duro e silenzioso, che si costruì tutto da sé.
Francesco Congiu, detto Tremoto, vince un solo Palio — luglio 1979, Civetta, Quebel — ma la sua storia è molto di più di una vittoria. È il ritratto di un guerriero che combatté sempre contro le circostanze oltre che contro gli avversari.
Francesco Santini detto il Gobbo Saragiolo: fantino prodigioso, scomodo, temuto. Quattordici anni alla prima vittoria, quindici Palii vinti in vent’anni di Piazza. La storia di un guerriero dell’Ottocento che nessuna Contrada riuscì mai a domare del tutto.
Antonio Zedde, detto Valente, arriva dall’entroterra sardo di Noragume e diventa uno dei fantini più onesti e discreti del Palio degli anni Settanta. Due vittorie, poche parole, e due figli — Gingillo e Lo Zedde — che portano ancora il suo nome in Piazza.
Francesco Cuttone detto Mezzetto: fantino siciliano, un metro e quarantotto di statura, 28 Carriere in Piazza del Campo e un Cappotto nel 1956 con l’Aquila e l’Istrice. La sua storia in una puntata di Ricordi di Palio.
Lazzaro Beligni, detto Giove, ma che tutti ricordano come semplicemente “Lazzero”, è uno dei grandi “registi” del Palio che non hanno mai alzato un Drappellone. Nato e cresciuto in Fontebranda, figlio dell’Oca e commerciante di bestiame, corre 40 Carriere senza vittorie ma lascia una traccia profonda fra stalle, scelte di cavalli e intuizioni da uomo di Palio, capace di guidare gli altri più che cercare la gloria per sé.
Giorgio Terni, per tutti Vittorino, arriva in Piazza nel 1953 da Monticello Amiata e in pochi anni diventa una leggenda del Palio. Il 2 luglio 1954, in sella alla grigia Gaudenzia, regala all’Onda una vittoria che inaugura lo storico tris della cavalla e accende definitivamente l’immaginario dei contradaioli su questo fantino coraggioso e istintivo.
Due Carriere, due vittorie e una vita intera trascorsa tra cavalli, ippodromi e set cinematografici: il ritratto di Giuseppe Vivenzio, detto Peppinello, fantino dal talento istintivo e dal carattere irriducibile, capace di lasciare un segno profondo nella storia del Palio.
