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Ghigo Giannelli ricorda il Palio della Pace del 20 agosto 1945

Ghigo Giannelli ricorda il Palio della Pace del 20 agosto 1945

Tempo di lettura: 5 minuti

C’è un modo di custodire la memoria che non passa per i libri di storia, né per le enciclopedie. Passa per la voce di chi c’era. Enrico Giannelli, detto “Ghigo”, storico dirigente, già Capitano e Priore della Contrada del Drago, è stato uno di quei testimoni rari che hanno vissuto dall’interno uno dei Palii più rocamboleschi del Novecento. In questa breve intervista raccolta da Massimiliano Senesi per il canale di Ricordi di Palio, Ghigo ha riportato in vita il 20 agosto 1945 — il Palio della Pace — con la lucidità di chi sa che certi ricordi, se non li dici, muoiono con te.

L’agosto del 1945: Siena ritrova la sua Piazza

Finita la guerra, Siena non poteva semplicemente ricominciare da dove aveva lasciato. Aveva bisogno di un gesto, di qualcosa che dicesse ad alta voce che il peggio era passato. Il Palio dell’Assunta era già stato corso il 16 agosto — vinto dalla Civetta con Il Biondo e il grande Folco — ma il popolo senese chiese con forza un Palio Straordinario, un Palio che celebrasse esplicitamente la fine della Seconda Guerra Mondiale. Le autorità accolsero la richiesta e in due soli giorni — venerdì 17 agosto — si fece l’estrazione delle Contrade: uscirono Bruco, Drago, Torre, Pantera, Aquila, Nicchio, Leocorno, Tartuca, Valdimontone e Istrice.

Quello che doveva essere un atto di gioia collettiva si aprì subito tra le tensioni tipiche della Piazza. Il Palio era previsto per il 19 agosto, ma un violento acquazzone lo rimandò al giorno successivo. Siena aspettò ancora un giorno, trattenendo il respiro. Quando finalmente la Carriera si poté correre, nessuno sapeva che si stava per scrivere una delle pagine più controverse e indimenticabili del Novecento paliesco.

Ghigo Giannelli: una vita nel segno del Drago

Per capire il peso di questa testimonianza, bisogna capire chi è stato Ghigo Giannelli. Enrico “Ghigo” Giannelli non è un semplice appassionato: è un uomo che ha dedicato la propria vita alla Contrada del Drago, ricoprendo i ruoli più importanti che una Contrada possa affidare a un contradaiolo — Capitano e Priore. Vedere il Palio della Pace con i suoi occhi significa vederlo dagli occhi di chi non era lì soltanto a guardare, ma faceva parte di quel tessuto umano e istituzionale che tiene in piedi una Contrada nei momenti difficili come in quelli trionfali.

Quella del 20 agosto 1945 non era una Carriera qualunque per il Drago. Alla Tratta, la Contrada del Drago aveva ricevuto in assegnazione Folco — lo stesso cavallo che pochi giorni prima aveva vinto il Palio di agosto nella Civetta. Un segno del destino, o forse solo la fortuna di un sorteggio. Di certo, il Drago scendeva in Piazza con il cavallo più in forma del momento, ma nessuno — a partire dagli stessi dragaioli — avrebbe scommesso su Folco, montato da un fantino esordiente.

Il Bruco che non vinse

Se c’era una Contrada che sembrava destinata a vincere quel Palio, era la Nobil Contrada del Bruco. Non vinceva dal 16 agosto 1922 — ventitré anni di attesa, ventitré anni di Carriere vissute con la speranza e la delusione che si alternano come stagioni. Alla Tratta il Bruco aveva ricevuto Mughetto, il cavallo che aveva vinto il Palio di luglio nella Lupa con Renzino. In sella avevano messo Il Biondo — Primo Arzilli — che aveva appena vinto il Palio di agosto nella Civetta, sullo stesso Folco che ora montava il Drago. Cavallo forte, fantino vincente di pochi giorni prima: sulla carta, il Bruco aveva tutto: il cavallo che aveva vinto a luglio e il fantino che aveva vinto ad agosto.

La Carriera però cominciò in modo convulso. La Tartuca — esasperata da due mosse annullate in cui Boccaccia era partito in prima posizione — si ritirò dalla corsa dopo che un contradaiolo tartuchino scese in pista e schiaffeggiò il Mossiere. Alla partenza valida, l’Istrice prese la testa con Pietrino e Bozzetto, seguita da Drago, Nicchio e Bruco. Poi la Carriera si fece battaglia vera: l’Istrice ostacolò il Drago che stava rimontando forte, il Bruco ne approfittò e andò in testa. Bruco e Drago si affiancarono, e ne seguì uno scambio di nerbate tra Il Biondo e Rubacuori che non lasciava presagire nulla di scontato.

All’ultimo San Martino, Mughetto — il potente cavallo del Bruco — andò a dritto. Il Drago passò. Ventitré anni di attesa del Bruco si frantumarono in un secondo, su una curva, per una scappata di cavallo.

Rubacuori e il codice del fantino

Chi era Gioacchino Calabrò, detto Rubacuori? Un ragazzo di Mazzarino, in Sicilia, nato il 16 febbraio 1926, che a diciannove anni si ritrovò in Piazza del Campo a disputare il Palio della Pace. Era la sua terza Carriera in assoluto — la prima l’aveva disputata il 2 luglio 1945 nella Pantera, la seconda il 16 agosto dello stesso anno nel Drago. Giovane, sconosciuto, fuori dai grandi giochi che muovevano le sorti dei Palii.

Il racconto di Ghigo Giannelli illumina però qualcosa di più profondo di una semplice cronaca sportiva: Rubacuori, in quella Carriera, non volle piegarsi alle logiche di quella Piazza. Non era il tipo di uomo che si lasciava comprare o piegare da abboccamenti e accordi sottovoce. Montò Folco — cavallo straordinario, che a diciotto anni portava già sulle spalle otto vittorie — e corse per vincere, non per fare favori. La sua storia successiva conferma il carattere: Rubacuori divenne poi avvocato affermato a Napoli e a Milano, tornò a Siena per fare il Mossiere e — come ha scritto ilpalio.org nel 2013 — «volle morire nella città che aveva amato». Un uomo così non si piega. Quella vittoria non era solo del Drago: era anche sua.

Un’intervista che vale una vita

Il dopo-Carriera fu tutt’altro che sereno. I brucaioli, inconsolabili, non si rassegnarono: presero il drappellone dipinto da Dino Rofi e lo ridussero in brandelli. Rubacuori rischiò il linciaggio. Due giorni dopo, il 22 agosto, alla presenza dei paggi di tutte e diciassette le Contrade, fu riconsegnato al Drago un nuovo Drappellone. La vittoria rimase, con tutta la sua gloria e tutto il suo strascico di amarezza.

Ecco perché l’intervista di Ghigo Giannelli vale molto di più di un semplice filmato su YouTube. Per la Contrada del Drago è il racconto di una vittoria insperata, conquistata contro il favorito assoluto con un cavallo straordinario e un giovane fantino che non si lasciò condizionare da nulla. Per la Nobil Contrada del Bruco è il racconto di una delle sconfitte più dolorose del Novecento — quella che veniva dopo ventitré anni di attesa e che sarebbe durata ancora dieci anni, fino al 1955. Per Siena intera, è il racconto di una città che il 20 agosto 1945 cercava la pace e trovò, come sempre in Piazza, qualcosa di molto più complicato, molto più umano e molto più vero.

La puntata completa di Ricordi di Palio dedicata a Ghigo Giannelli e al Palio della Pace del 1945 è disponibile sul canale YouTube del progetto. Se hai ricordi o storie che si intrecciano con questa — magari da brucaiolo o da draghista — lascia un commento: ogni voce in più è un pezzo di memoria in più per Siena. Buona visione!

Buona visione!

Fabrizio Gabrielli

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