Bazza: il campione che si fece da solo
Tempo di lettura: 7 minuti
Ci sono fantini che nascono con la strada già spianata. E poi c’è Eletto Alessandri, detto Bazza, che quella strada se la costruì con le proprie mani — tra un anno di squalifica e l’altro, tra la famiglia che non ci credeva e un mercato di macchine agricole che andò male. Sei vittorie al Palio, l’ultima a quarantaquattro anni. E la sensazione costante, in ogni puntata di Ricordi di Palio che lo riguarda, di essere davanti a un uomo che non chiese mai un favore a nessuno. O quasi.
Dal podere di Granaione a Siena: un mento e un soprannome
Eletto Alessandri nasce nel 1927 a Cinigiano, in Maremma, terra aspra, distante da Siena e da qualsiasi palcoscenico. Il cavallo per lui è una cosa di casa, come il grano e le pecore. Da ragazzo cavalca con i vicini, l’Arzilli, il Tacconi, nomi che poi avrebbero fatto storia anche loro in Piazza del Campo. Ma Eletto capisce presto di essere più bravo di loro.
La svolta arriva per caso, nel modo in cui spesso la vita cambia rotta: un commerciante di Grosseto di nome Edoardo Furi — già fantino nella Torre, detto Randellone — viene a comprare una cavalla e vede il giovane Eletto montare. L’affare non va in porto, ma Furi vuole fare qualcosa per quel ragazzo. Non sa scrivere, così è Eletto stesso a scrivere la lettera di presentazione sotto dettatura, su un foglio di quaderno: «Caro Menotti, ti mando questo ragazzo per correre il palio. Non guardare se è alto, ma monta bene.» Quel biglietto vale un esordio. Il 16 agosto 1947 Eletto corre per la prima volta in Piazza, nel Drago, su Noce. Un Barbaresco anziano, il celebre Pappìo, gli guarda il viso affilato e gli appiccica addosso un soprannome: Bazza. In toscano, il mento. Lo porterà per tutta la vita.
Un esordio di fuoco e un anno di squalifica
Il primo Palio di Bazza racconta già tutto di lui. La sua corsa non è quella di un gregario disciplinato: pensa soprattutto a ostacolare il Nicchio favorito, che punta al cappotto dopo aver vinto i due Palii precedenti. Al secondo Casato prende per un braccio Ciancone, lo strattona, e cadono entrambi. Un anno di squalifica, le ire degli ondaioli e le minacce pubblicate sul numero unico del Nicchio — «il fantino ne avrebbe buscate» — a ricordarglielo ancora prima che torni in Piazza.
Torna nel luglio del 1949, montato dalla Contrada della Chiocciola su Lirio — quello che tutti chiamano una brenna, il peggior cavallo in campo secondo i pronostici. I chiocciolini vogliono cambiare fantino e cavallo. Il Capitano Civai li zittisce con una frase secca: «Se volete cambiare il fantino, cambiate anche il capitano.» La Tartuca con Ciancone su Piero è la favorita assoluta. Bazza fa l’andatura e tiene a bada i rivali a colpi di nerbo. Al terzo San Martino para la Tartuca, che cade coinvolgendo anche il Bruco: autostrada per la Chiocciola. Prima vittoria, inaspettata, da fuoriclasse. Nell’immediato dopopalio nella Tartuca partirono per errore le campane a festa, convinta di aver vinto. La delusione, quando rientrarono i primi contradaioli dalla Piazza, fu tanto più amara.
Il lungo letargo e il ritorno che nessuno aspettava
Gli anni Cinquanta sono un decennio grigio: Bazza corre per lo più nel Drago, nella Civetta e nella Chiocciola, senza mai vincere. La famiglia non condivide la passione — soprattutto la moglie, e i suoceri le vanno dietro — e le pressioni domestiche si sommano a quelle di un allenamento che non è mai abbastanza continuo. Dal 1950 al 1960, con qualche sporadica apparizione in Piazza, Eletto Alessandri vende macchine agricole. Gli affari vanno male. E lui torna.
Lo fa in silenzio, ripartendo quasi da zero, con quella determinazione silenziosa che è la cifra della sua esistenza. «La fortuna», dirà poi, «è stata quella di avere una buona coscia.» Una risposta secca, da uomo che non ama le parole inutili. Ma dietro quella coscia c’era allenamento, dolore, amarezza e la capacità di non mollare quando tutti ti danno per finito.
Arianna, la squalifica e la seconda vita di Bazza
La svolta definitiva arriva grazie a un cavallo: Arianna, debuttante allenata da Dante Malatesta ad Arcidosso, che la Contrada della Civetta gli affida nel 1963. Di rincorsa, Bazza fa un Palio straordinario — ma il Mossiere Fagnani gli appioppò sei Palii di squalifica per essere entrato tra i canapi al galoppo. Ingiusta o no, la sanzione viene ridotta a tre, e nel luglio del 1965 Bazza torna disponibile, questa volta con il giubbetto della Contrada della Selva e, di nuovo, Arianna.
È un Palio che sembra già scritto: l’Oca ha Aceto su Danubio, la Lupa ha Tristezza su Selvaggia, due accoppiate di lusso. Ma quando il Mossiere Wilson Pesciatini cala i canapi, Aceto cade e la Lupa parte in netto ritardo. Bazza compie un’ottima partenza — terzo dietro a Giraffa e Montone — supera le battistrada al primo San Martino e non molla più la testa fino al bandierino. È la seconda vittoria, sedici anni dopo la prima. Nessun fantino aveva mai aspettato così a lungo tra un trionfo e l’altro.
Tre anni, tre vittorie: la stagione d’oro
Dal 1966 al 1967 Bazza inanella tre vittorie in successione, costruendosi il profilo definitivo di grande protagonista del Palio moderno.
Nel luglio del 1966 monta Topolona nel Drago. La partenza non è delle migliori, ma al primo Casato cade quasi tutto il campo dei partenti: cinque Contrade fuori, e la corsa si riduce a un testa a testa tra Giraffa, Selva e Drago. Bazza gioca d’astuzia, aspetta, e all’ultimo San Martino passa quando Falco della Giraffa non gira e il selvaiolo Beatrice è esausto: terza vittoria, di tattica e di nerbo.
Ad agosto, sempre nel Drago, l’accoppiata è Arianna — quella Arianna che ormai conosce a memoria. Il Palio va storto fin dalla mossa: Bazza si infortuna durante le fasi del canapè e deve ritirarsi. Un colpo duro, assorbito senza lamentarsi.
Si rifà il 16 agosto 1967, con il giubbetto della Contrada della Selva e la cavalla Selvaggia. Favorito dichiarato è il Bruco: Ciancone su Arianna parte folgorante, aiutato da una mossa che non aspetta l’Aquila di rincorsa. Sembra fatta. Ma l’Arianna stremata non riesce a girare all’ultimo San Martino: Bazza è lì, a ruota, e passa. Quarta vittoria. «Col Gentili ci si voleva bene», disse anni dopo, «ma le nerbate se le meritava.» Tra i due non era la prima volta che si prendevano a nerbo; non sarebbe stata l’ultima.
Topolone, l’aspirina e il Palio più improbabile
Nel luglio del 1970 arriva la quinta vittoria, e merita di essere raccontata per intero. Bazza monta Topolone — sedici anni, uno dei cavalli più forti di sempre — nella Imperiale Contrada della Giraffa. L’Oca parte di rincorsa con Aceto su Sambrina, vincitrice l’anno prima per l’Onda. Alcuni fantini sembrano voler lasciare spazio all’ingresso dell’Oca, e quasi tutto il campo viene schiacciato verso i canapi. Solo Drago e Giraffa partono bene.
Ma la corsa cambia al secondo San Martino, quando la Selva prende il comando e il Drago — con la Gabria esausta — non riesce nemmeno a girare. Bazza spinge Topolone, supera la Torre, insegue la Selva e sorpassa al secondo Casato: da lì alla fine non c’è storia. La vigilia di quel Palio, i dirigenti del Drago gli avevano dato una pasticca presentandola quasi come fosse chissacché. «Madonna, mi sento» disse Bazza dopo averla presa. Aveva vinto. Anni dopo scoprì che era un’aspirina. «Ma di mo’ sì, in tutti questi anni m’avresti coglionato» disse ai dirigenti ridendo.
Ad agosto del 1971, sempre nella Giraffa, monta Orbello. La Torre con Canapino su Topolone è la grande favorita, ma il binomio Torre-Topolone impatta sul canapè alla mossa, favorendo l’allungo di Tartuca, Leocorno e Giraffa. I tre rimangono in testa per due giri interi, con la Tartuca di Rondone su Musella che sembra imprendibile. All’ultimo Casato però Musella rallenta: Leocorno e Giraffa ci si buttano, e sul filo di lana vince la Giraffa. Per Bazza è la sesta vittoria — e sarà anche l’ultima.
Padre e figlio in Piazza: il duello che non fu mai un partito
Negli anni Settanta in Piazza del Campo si trovano insieme padre e figlio: Eletto Alessandri detto Bazza, e Massimo Alessandri detto Bazzino. È la prima volta nel Novecento che padre e figlio si affrontano nello stesso Palio di Siena. Ma i due non fecero mai un partito tra loro. Bazza lo spiegò con disarmante onestà: «In un palio sia lui che io eravamo degli egoisti, come deve essere.»
Nel luglio del 1973 Bazza corre nel Drago su Mirabella, Bazzino esordisce nel Montone. Bazza fa un Palio eccellente — scatta terzo, al secondo San Martino le battistrada cadono, e si ritrova in testa con solo la Lupa di Tristezza su Panezio davanti. Ma Panezio non cede di un centimetro, e all’ultimo Casato la Lupa supera il Drago di un soffio. Il 2 luglio 1974 i ruoli si invertono: Bazza è sulla Giraffa con Panezio, adesso è lui ad avere il cavallo più forte. Ma al primo Casato una caduta generale lo estromette dai giochi. Vince Bazzino, nel Montone, al suo primo Palio. «Lì mi fece un certo effetto», ammise il padre. Era un padre, dopotutto.
L’ultimo Palio e l’uomo che rimase
Il 17 agosto 1975, nell’Aquila su Saputello, Bazza corre la sua trentaseiesima e ultima Carriera in Piazza del Campo. Un cavallo che lo spaventa sin dalle prove: «Butta giù il capo, io mi ci sento, mi ci sento.» I dirigenti non trovano alternative e lui corre. È la fine di una carriera lunga quasi trent’anni, spezzettata da squalifiche, lontananze forzate, ritorni impossibili.
Chi andò a trovarlo molti anni dopo, in un appartamento di Siena segnalato da una targhetta d’ottone, trovò un uomo che raccoglieva le castagne, segava la legna e usava una motosega da sei chili a settantacinque anni. «Sai quanti ce ne mando a fumà la sigaretta? Ma giovani.» Nessun rimpianto nella voce. Nessuna autocommiserazione. Solo quella scontrosa dolcezza che chi lo ha conosciuto non ha mai dimenticato — e quel modo di anteporre la parola «poro» al nome dei morti, levandosi mentalmente il berretto.
Un campione che si fece da solo. Fino in fondo.
Guarda l’intervista integrale a Eletto Alessandri detto Bazza sul canale YouTube di Ricordi di Palio. Iscriviti al canale e seguici su ricordidipalio.org per non perdere le prossime storie di contradaioli, fantini e personaggi che hanno fatto la storia di Siena e delle sue Contrade.
Buona visione!

