Cianchino: l’ultimo dei veri “assassini”, anima ribelle del Palio di Siena
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Cianchino, il Re Sardo del Palio: otto Vittorie leggendarie di Salvatore Ladu
Quando si parla di Salvatore Ladu detto Cianchino, si parla di uno dei più grandi fantini che hanno onorato il tufo di Piazza del Campo. Otto vittorie in 46 carriere corse tra il 1978 e il 2005, un palmares che ne fa uno dei protagonisti indiscussi degli anni Ottanta e Novanta del Palio di Siena. Il suo soprannome è un tributo al maestro Giuseppe Gentili detto Ciancone, il leggendario fantino che dominò la Piazza dal dopoguerra agli anni Settanta. Ma Cianchino non fu una semplice copia del suo predecessore: seppe costruirsi una propria identità, fatta di eleganza, astuzia e una determinazione incrollabile.
In questa puntata speciale di Ricordi di Palio, ripercorriamo le otto vittorie che hanno reso immortale Cianchino nella memoria senese, dall’esplosivo esordio dell’agosto 1978 fino alla storica scuffiata del Bruco nel 1996. Ogni trionfo racconta una storia di coraggio, strategia e, talvolta, di quella fortuna del diavolo che solo la Piazza sa regalare.
Salvatore Ladu, detto Cianchino, è stato uno dei fantini più autentici e discussi nella storia del Palio di Siena. Nato il 3 febbraio 1958 a Bono, in Sardegna, dalla sua infanzia di “pastorello”, alla Gloria in Piazza del Campo, la sua carriera rappresenta l’epopea dei “maledetti assassini” del Palio degli anni ’70 e ’80, una figura di fantino che oggi non esiste più.
Le origini: da pastore a fantino
La storia di Cianchino inizia lontano da Siena, in un piccolo paese della Sardegna, Bono (SS), dove, a sei anni, già lavorava come garzone, accudendo maiali e vivendo una vita di sacrifici che avrebbe forgiato il suo carattere indomito.
“Mio babbo mi ha insegnato tanti valori nella vita”, racconta Salvatore con emozione, ricordando un’infanzia dura, ma anche formativa.
Nel 1972, a soli quattordici anni, parte per il continente grazie a un programma di selezione del colonnello Topini, che cercava giovani talenti per gli ippodromi. Il viaggio in nave da Olbia a Civitavecchia, poi Roma, rappresenta per il giovane sardo un salto nel vuoto: “Sembrava di essere arrivati in un altro mondo”. A Roma inizia l’apprendistato nelle scuderie, rubando con gli occhi i segreti del mestiere, montando il primo cavallo solo dopo due mesi di gavetta tra scope e carriole.
L’arrivo a Siena e il “battesimo” nel Bruco
L’inverno del 1977 segna la svolta. Giuseppe Gentili, detto Ciancone, lo nota montare a pelo a Ronciglione e lo porta a Siena. “Era furbo come una volpe”, ricorda Salvatore del leggendario fantino che diventerà il suo mèntore. Nell’inverno del ’77-’78, il Bruco cerca un fantino di Contrada e punta sul giovane sardo che Andrea Degortes, il miglior fantino dell’epoca, sta allenando ad Asciano.
L’esordio da favola: Pantera 1978 con Urbino
Il 16 agosto 1978 segna l’ingresso trionfale di Cianchino nell’albo d’oro del Palio. Appena un mese prima, il giovane sardo aveva esordito in Piazza con il Montone, classificandosi secondo dietro a Bastiano, altro fantino esordiente che aveva portato la Selva al trionfo proprio con il velocissimo Urbino de Ozieri. È il preludio perfetto per la rivincita: nel Palio dell’Assunta è Cianchino a montare Urbino, stavolta per la Pantera, e a ribaltare il risultato.
La Pantera non aveva trovato facilmente la monta giusta per il barbero sardo, ma alla quarta prova arriva dal Bruco il giovane Cianchino, libero dopo l’infortunio del cavallo Ballera. La mossa ha tempi lunghissimi, appesantiti dalla caduta al canape di Ercolino, che rimonta malconcio in groppa a Utrillo. Quando finalmente si parte, è quasi buio e le luci delle case intorno alla Piazza sono già accese.
Il duello si rinnova: Cianchino e Bastiano partono in testa, ma stavolta è il sardo del Montone di luglio a dominare. Urbino curva in testa al primo San Martino seguito da Saputello del Nicchio. La carriera è lineare, Cianchino resta sempre al comando e si prende la sua personale rivincita su Bastiano, vincendo con un tempo record di poco superiore al 1’14”. Per la Pantera è il ritorno alla vittoria dopo sette anni, dal 2 luglio 1971. Con questo trionfo, Urbino realizza il cappotto, avendo vinto sia a luglio che ad agosto.
Il riscatto del 1984: Nicchio e la beffa al Bruco
Dopo sei anni di digiuno, il 16 agosto 1984 rappresenta il riscatto definitivo di Cianchino. Dal successo folgorante del 1978, il fantino sardo non era più riuscito a primeggiare sul Campo. Quel Palio d’agosto non inizia sotto i migliori auspici: rimasto a piedi dopo che il Bruco, la sua contrada di riferimento, aveva chiesto e ottenuto dall’Oca il grande Aceto per montare Sirlad. La svolta arriva la sera della Prova Generale, quando il Nicchio affida Orion proprio a Cianchino.
Nel Nicchio il cambio di monta suscita molti sospetti: la gran parte dei nicchiaioli crede a una manovra per favorire il Bruco, contrada alla quale Cianchino è molto legato. La mossa è abbastanza rapida, ma al Casato cade il Leocorno, trascinando con sé Selva, Lupa e Pantera. Restano a contendersi il Palio Bruco e Nicchio, quasi a conferma di tutti gli intrighi della vigilia.
Aceto conduce alla grande il modesto Sirlad, ma Cianchino non molla di un millimetro e spinge forte Orion. All’inizio del secondo giro arriva la svolta: Cianchino affianca Aceto che risponde a nerbate, il fantino del Nicchio passa dall’esterno e prende il comando. Il cavallo del Bruco è sfinito, Cianchino alza il nerbo ben prima del terzo bandierino, sancendo un successo ottenuto in condizioni difficili, con tutti contro. Il fantino sardo beffa proprio il Bruco che aveva tentato di togliersi la cuffia dal 1955. La vittoria ha il tempo di 1’15″3.
1985: Onda, Benito III e il duello epico con Aceto
Un anno dopo esatto, il 16 agosto 1985, Cianchino e Aceto sono nuovamente a confronto in un duello che passerà alla storia. Aceto, dopo aver vinto a luglio con l’Oca, difende ancora i colori del Bruco nel tentativo di scuffiare la contrada dal digiuno che durava dal 1955, mentre Cianchino corre per l’Onda con il grande Benito III. Il Bruco con Aceto e Baiardo IV è il grande favorito.
La mossa ha tempi molto lunghi, con Aceto che cerca di dettar legge. All’ingresso della rincorsa proprio Aceto si fa cogliere impreparato e resta fermo: per il superfavorito Bruco il Palio sembra già finito. Per un giro le posizioni restano invariate con il Bruco che inizia la sua rimonta leggendaria. Aceto è ormai a ridosso delle battistrada e la battaglia si fa durissima.
Ma al terzo Casato arriva l’episodio decisivo: Canapino della Pantera entra con una traiettoria strettissima, ostacola Bruco e Tartuca che sono costrette quasi a fermarsi. Cianchino prende ben presto il comando, Aceto rimonta ma perde terreno proprio a causa della manovra azzardata di Canapino. Cianchino e Benito vanno così a vincere facilmente, precedendo proprio la Pantera. Ancor prima di essere festeggiato dagli ondaioli, Cianchino viene abbracciato da Bazzino, che ancora in groppa a Cuana appare felicissimo della vittoria del collega.
1987: Pantera e il dominio con “Re Benito”
Il quarto successo di Cianchino giunge nel Palio dell’Assunta del 1987, nuovamente per la Pantera. Il barbero è ancora Benito III, ormai consacrato come uno dei più grandi cavalli della storia del Palio. La mossa si preannuncia difficilissima: dopo più di un’ora di attesa, il Drago viene posto d’autorità fra i canapi, la tensione cresce a dismisura. Finalmente la Selva si decide ad entrare, il cavallo del Drago si impenna e Falchino scende a terra e non corre.
Partono in testa Pantera, Oca, Bruco e Istrice. A San Martino la Pantera è già nettamente prima. Al secondo San Martino cade il Bruco, stessa sorte per la Tartuca e al terzo giro per il Montone. Cianchino conduce Benito con sicurezza, ha la vittoria in tasca e accarezza il suo cavallo. Per la Pantera è una nuova vittoria a tempo di record: i cronometri si fermano a 1’14″4. La Pantera non vinceva dal 16 agosto 1978, proprio con Cianchino. È la nona volta nella storia del Palio che lo stesso binomio fantino-cavallo vince più di una carriera.
1990: Montone e il Palio più rocambolesco
Dopo due anni senza vittorie, il 16 agosto 1990 Cianchino veste i colori del Montone in quello che sarà ricordato come il Palio più incredibile e rocambolesco del dopoguerra. Il Montone affida Pytheos a Cianchino, “sfiduciando” Il Pesse che, oltre a essere il fantino della contrada, è anche l’allenatore del cavallo.
La Selva prosegue la sua splendida corsa di testa, Massimino conduce alla grande Galleggiante, in odore di cappotto. Al secondo Casato Cianchino passa la Lupa dall’interno. Ma all’ultimo Casato arriva la svolta drammatica: Massimino e Galleggiante impattano su Adonea, la cavalla della Civetta caduta al primo San Martino e risalita fino al Casato dove si era fermata. La caduta è inevitabile e coinvolge anche Leocorno e Lupa.
L’incredulo Cianchino si ritrova solo al comando e resta miracolosamente in groppa a Pytheos, percorrendo tranquillamente gli ultimi metri che lo separano dal bandierino, tra la disperazione dei selvaioli che avevano già invaso la pista pronti a festeggiare. Il Montone vince in mezzo a molti selvaioli scesi in pista convinti di aver già vinto. Pytheos, baciato dalla fortuna, manda in delirio il popolo dei Servi. Il Montone non vinceva dal 13 settembre 1986.
1991: Tartuca e la rimonta all’ultimo Casato
Al Palio successivo, il 2 luglio 1991 (corso il 3 luglio per rinvio), Cianchino coglie nuovamente un successo clamoroso. Con il giubbetto della Tartuca, Ladu monta il veloce Uberto, ma deve fare i conti con la rivale Chiocciola, il cui fantino, Falchino, blocca Cianchino alla mossa. Ne approfitta la Lupa che con Il Bufera su Careca conduce per quasi tutta la gara fino all’ultimo Casato.
La mossa appare subito difficilissima: il nervosismo dei sette barberi esordienti complica di molto l’allineamento. Il comportamento di Massimino e Falchino rende le cose ancor più difficili. Dopo un’ora e mezza e dieci ingressi fra i canapi, si fa buio, il Palio viene rinviato. Dopo un’altra notte di attesa, di trame segrete e accordi, i dieci protagonisti tornano fra i canapi. Partono prime Lupa, Civetta, Montone e Pantera. La Chiocciola relega la Tartuca nelle ultime posizioni: con un ostacolo durissimo Falchino spinge Cianchino verso l’esterno.
Nel frattempo Cianchino, liberatosi di Falchino, recupera posizioni. All’inizio del terzo giro Cianchino supera Trecciolino e si lancia all’inseguimento del Bufera. All’ultimo San Martino, Uberto affianca Careca e al Casato il cavallo della Tartuca ha il guizzo vincente superando dall’interno il sorpreso Bufera. Il trionfo tartuchino esplode per tutta la Piazza. La Tartuca non vinceva dal 2 luglio 1972, il fantino non vinceva dal 16 agosto 1990.
1995: Onda e Oriolu de Zamaglia
Il 2 luglio 1995 Cianchino torna nell’Onda, che non vince da dieci anni, cioè da quando proprio Ladu le aveva regalato l’ultima vittoria. Il cavallo da montare è Oriolu de Zamaglia, il più forte del lotto insieme a Delfort Song, che va in sorte al Nicchio. Tuttavia il barbero toccato alla contrada dei Pispini si infortuna in prova: è un grosso colpo di fortuna per l’Onda e per Cianchino.
All’immediata vigilia della carriera arriva la svolta: il Nicchio è costretto a rinunciare al Palio. Infatti, un leggero infortunio all’anteriore destro non pone Delfort Song nelle condizioni di correre, la dirigenza nicchiaiola decide di non presentarsi fra i canapi. Con questo colpo di scena le quotazioni dell’Onda salgono vertiginosamente.
Cianchino e Oriolu dominano la carriera dalla mossa al terzo bandierino. A San Martino cade Pistillo, dietro l’Onda restano Pantera e Leocorno. Cianchino mantiene il comando con estrema tranquillità, seconda la Pantera. Per l’Onda è fatta: Cianchino si volta quasi per sfidare Il Pesse e alza il nerbo. Per la Nobile Contrada dell’Onda termina un’astinenza di dieci anni. Il fantino non vinceva dal 3 luglio 1991.
1996: Bruco, la storica impresa della “scuffiata”
La grande impresa di Cianchino arriva l’anno seguente. Il 16 agosto 1996 torna nel Bruco, che ancora è alle prese con la cuffia e un imbarazzante digiuno di ben quarantuno anni. Il barbero da montare è Bella Speranza, chiamato Rosa Rosae per questa carriera. Dopo quarantuno anni, quindicimilaventun giorni, cinquantadue Palii corsi, ventitre fantini montati e quarantotto cavalli, il Bruco torna alla vittoria salutato dall’applauso di tutta la Piazza.
La tratta alimenta le speranze dei brucaioli che esultano per Rose Rosa, su cui monta il ristabilito Cianchino. Nelle prove, la Pantera dopo aver provato Truciolo monta Spirito e sembra orientata a ostacolare duramente l’Aquila, la tensione fra le due rivali è altissima. Per Amos Cisi, al suo dodicesimo e ultimo Palio, il compito è molto difficile. Il terzo allineamento è decisivo: quando Il Pesse si decide a entrare Spirito trattiene Massimino per il giubbetto, entrambe le contrade restano ferme, si corre praticamente in sette.
Al secondo San Martino, Lupa e Montone sono quasi appaiate, l’equilibrio si spezza al Casato dove Il Pesse batte nel colonnino mandando Clemente nei palchi. Cianchino è lesto ad approfittarne e porta Bella Speranza al comando, con il Montone cadono anche Oca e Onda. È Bruco dopo quarantuno anni, tocca a Cianchino ripagare la fiducia della contrada che l’aveva lanciato, scene di gioia incontenibile si sprecano sul tufo. Proprio la Torre diventa la “nonna” del Palio: curiosamente era accaduto già nel 1934, quando la cuffia fu ceduta alla Contrada di Salicotto dalla Civetta a secco da quarantuno anni, proprio come il Bruco in cui ora impazza la sospirata festa. La contrada non vinceva dal 2 luglio 1955, il fantino non vinceva dal 2 luglio 1995.
L’eredità di un Grande Guerriero del Palio
Salvatore Ladu detto Cianchino ha corso 46 carriere al Palio di Siena, vincendone 8, con 2 successi per Pantera e Onda e 1 per Nicchio, Montone, Tartuca e Bruco. Ha corso per quindici delle diciassette Contrade, mancandogli solo Giraffa e Selva. Un palmares straordinario che ne fa uno dei più grandi fantini della storia recente del Palio, capace di dominare gli anni Ottanta e Novanta insieme ad Aceto, Il Pesse, Bastiano e Massimino II.
La sua eleganza in sella, la sua capacità di leggere la corsa e di cogliere al volo le occasioni, la sua determinazione nei momenti decisivi hanno reso Cianchino un protagonista indimenticabile della nostra Festa. Ogni vittoria racconta una storia diversa: dall’esordio da favola con Urbino alla beffa al Bruco nel 1984, dal duello epico con Aceto nel 1985 alla scuffiata storica del 1996. Otto trionfi che hanno scritto pagine indelebili nella memoria del Palio.
Ricordi di Palio continua a preservare e celebrare queste storie, perché la memoria del Palio è il nostro patrimonio più prezioso. Vi invitiamo a seguire il nostro canale YouTube per scoprire altre puntate dedicate ai grandi protagonisti del tufo, a commentare questo articolo con i vostri ricordi e a condividere con noi la passione per la nostra tradizione.
L’eredità di un ribelle
La carriera di Salvatore Ladu attraversa un’epoca irripetibile, quando il Palio era più spontaneo, più selvaggio, più vero. “Il Palio è stata una cosa importante a cui ho dato molto più di quanto ho ricevuto”, dice oggi con serenità da nonno.
Il suo carattere schietto, il rifiuto dei compromessi, la fedeltà alle persone prima che alle strategie lo hanno reso un personaggio unico. “Ero per il pane al pane e il vino al vino”, confessa sorridendo. Ha pagato caro questo suo essere diretto, ma ha guadagnato qualcosa di più prezioso: il rispetto incondizionato di chi ama il Palio autentico.
Oggi, nella sua casa custodisce gelosamente i cimeli delle vittorie, ciascuno con la sua storia, il suo simbolo, le sue emozioni. “Facevano parte della mia vita, mi rimanevano attaccati sulla pelle”, spiega mostrando quei cimeli che sono frammenti di un’epoca perduta.
Buona visione!
Fabrizio Gabrielli
La scheda di Salvatore Ladu, detto Cianchino sul sito ilpalio.org

