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Il Grinta: Renato Monaco, il fantino che sfidò la piazza e sé stesso

Il Grinta: Renato Monaco, il fantino che sfidò la piazza e sé stesso

Nella storia del Palio degli anni Settanta c’è un uomo arrivato a Siena da solo, in Vespa, con l’unica certezza di voler correre in Piazza del Campo: Renato Monaco, detto “il Grinta”. La sua è la parabola di un guerriero che ha conosciuto la gloria mancata per un soffio, il sangue di una rissa, e l’onore di una parola data e mantenuta fino in fondo, come racconta lui stesso nella lunga intervista rilasciata a Ricordi di Palio.

Da Milano alla Cassia in Vespino

Renato Monaco arriva al Palio per una folgorazione televisiva: nell’agosto del 1969 vede la Carriera in cui, come raccontava il radiocronista, “Lenticchia se la piegò sul balcone”, e da quel momento decide che quella corsa dovrà essere sua. Faceva già il fantino alle corse regolari a Milano, ma il peso non gli permetteva di reggere quella carriera; a Firenze, dove si era trasferito con la moglie, matura la decisione definitiva. Quando l’amico che doveva accompagnarlo alla tratta gli dà buca all’ultimo momento, Monaco non si ferma: prende il suo Vespino 50, percorre tutta la Cassia da solo e arriva a Siena, dove l’atmosfera della città, dice, “ce l’ho ancora tutta stampata qui nella testa”.

La nascita di Grinta e le prime cadute

Il debutto in batteria arriva nel 1975 con un cavallo anonimo. Prima di partire, un fantino esperto lo ferma per le redini e lo avverte: “Stai attento che ti ammazzi”. Monaco, ancora inesperto della senesità e dei suoi codici non scritti, risponde ironico: “Complimenti per la trasmissione, comincio bene”. La corsa si rivela dura fin da subito: il cavallo lo disarciona sulla Costarella, lui rimonta, cade ancora al Casato, ma non si arrende e completa i tre giri. È l’inizio di un apprendistato fatto di cadute e rialzate, sotto lo sguardo di due colossi del Palio di quegli anni, Vittorino e Pippo Fontani, che lo prendono sotto la propria ala. Sarà proprio Marino Venturini, capitano dell’Imperiale Contrada della Giraffa – più precisamente all’epoca legato all’ambiente della Nobile Contrada dell’Oca – a coniargli il soprannome che lo accompagnerà per sempre: Il Grinta.

Il debutto ufficiale in Carriera arriva nel luglio 1976, nella Contrada della Selva, in sella a Lamadina, dopo essere stato “sceso” dalla Giraffa nel cuore della notte con un assegno che lui, per orgoglio, straccia davanti a chi glielo offre. Quella prima Carriera si conclude con una delle cadute più iconiche del Palio di quegli anni: partito tra i primi, si allarga per lasciare spazio a Quebel e Lucianella che scivolano davanti a lui, ma il gruppo alle sue spalle lo travolge. “In quel momento io ricordo solamente la rabbia di sentirmi andar via il cavallo”, racconta.

La parola data: l’onore prima del guadagno

Nel 1977 arriva il momento che meglio definisce il codice del guerriero Monaco. Corteggiato sia dal Nobile Contrada del Nicchio che dalla Contrada del Valdimontone, con quest’ultima appoggiata anche dalla Selva, riceve un assegno considerevole dal Montone per impegnarsi con loro. Ma la sera prima aveva già dato la propria parola al Nicchio. Nonostante la cifra, restituisce l’assegno e mantiene l’impegno preso: “Io gli ho dato la parola, non la posso fare”, dice a chi cerca di fargli cambiare idea. La beffa del destino vuole che quel Palio di luglio venga vinto proprio dal Montone, mentre lui cade con Saputello nella Contrada Priora della Civetta. È il prezzo, pagato senza rimpianti pubblici, di un’onestà che nel mondo paliesco non sempre viene ricompensata.

Il duello con Quebel e la corsa della vita

Diventato fantino di Contrada della Contrada del Drago, legato a Mario Bianciardi, Monaco vive nel luglio del 1979 la sua Carriera più memorabile, su Flash Royale, una purosangue sottovalutata da tutti nei quattro giorni di prove. Prima della corsa attraversa una crisi di fiducia in sé stesso tanto profonda da chiedere a Bianciardi di far montare un altro fantino; il capitano lo scuote fisicamente, toccandolo nell’orgoglio: “Ora ti do due cazzotti e ti faccio cascare tutti i denti. Te monti al cavallo e spacchi tutto”. Quella carica trasforma la corsa in un duello leggendario con Francesco Congiu su Quebel: Monaco lo ripassa prima di San Martino, convinto di aver vinto, ma appena scurvato il Casato la cavalla cede sul posteriore e viene passata da cinque concorrenti in pochi istanti. “Non mi passa, perché uno dice: ma allora è scritto nel destino”, confessa ancora oggi, quarant’anni dopo.

Poco dopo, nell’agosto dello stesso anno, il conto con la Selva si chiude nel sangue: dopo un contatto in pista, viene aggredito fisicamente all’uscita del Casato e trascinato in salvo da un barista di Piazza prima che il tafferuglio peggiorasse; l’ospedale gli dà quaranta giorni di prognosi per un ematoma calcificato al ginocchio.

Rimini, il cavallo dei sogni, e l’addio alla Piazza

Il capitolo finale della sua parabola arriva nel settembre 1980, quando gli tocca finalmente Rimini, “il cavallo dei miei sogni”, fratellastro di Panezio, che tutta Siena credeva finito dopo un infortunio. Monaco e i dirigenti del Drago decidono di alimentare quella diceria per proteggere il cavallo dalle pressioni. Ma nei giorni della prova generale l’intervento forzoso del professor Menichetti, che vorrebbe sostituirlo con un altro fantino, incrina la fiducia reciproca proprio alla vigilia: “Persi un attimo di fiducia anche di me”, ammette. In Carriera è terzo a San Martino, in piena rimonta, ma un errore suo, che rivendica senza scaricare colpe altrove, lo porta a terra al Casato. Scende dal cavallo e si giudica senza pietà: “Mi fai schifo, Renato”. Non correrà mai più il Palio.

Il congedo di un guerriero onesto

Ciò che resta, oltre ai numeri e alle cadute, è la testimonianza di un uomo che ha sempre scelto di dire le cose come stavano, in bene e in male, anche a costo di pagarne il prezzo. Il Palio, dice Monaco, “non è una passione, è una malattia”, una ferita che resta nel sangue anche a distanza di decenni.

La puntata completa di Ricordi di Palio dedicata a Renato Monaco è disponibile sul canale YouTube del progetto.

Buona visione!

Fabrizio Gabrielli

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