Mezzetto, un metro e quarantotto di bravura
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Ci sono fantini che si ricordano per le vittorie, altri per le sconfitte, altri ancora per il carattere — quel modo di stare in Piazza che nessuna cronaca riesce a catturare del tutto. Francesco Cuttone, detto Mezzetto, appartiene a una categoria rara: quelli che si ricordano per tutto insieme. Per la statura minima, per lo stile inconfondibile, per il Cappotto, per le cavalle che sembravano riconoscerlo, per la sigaretta perennemente tra le labbra fuori dalla Piazza, e per una fine che ancora oggi chi l’ha visto non riesce a dimenticare. La puntata di Ricordi di Palio dedicata a lui — condotta da Michele Fiorini con la collaborazione di Tommaso Buccianti e Roberto Filiani — è uno di quei racconti che meritano di essere ascoltati con calma, perché restituiscono alla memoria qualcosa che rischiava di perdersi.
Da Ramacca al tufo: l’arrivo di un siciliano
Francesco Cuttone nacque il 2 febbraio 1931 a Ramacca, in provincia di Catania. Era il secondo siciliano a calcare il tufo di Piazza del Campo, dopo Gioacchino Calabrò — Rubacuori — che aveva vinto il Palio della Pace nel 1945 nella Contrada del Drago. Due siciliani, due destini diversi, la stessa Piazza che li accolse e li fece propri.
Mezzetto esordì il 2 luglio 1951 nella Contrada della Selva, in sella a Salomè de Mores — una cavalla con cui avrebbe costruito un rapporto duraturo, tornandoci sopra anni dopo. Aveva vent’anni, una statura che non arrivava al metro e cinquanta, e uno stile di corsa che nessun manuale avrebbe mai potuto codificare. Siena lo adottò, come sa fare con chi è disposto a darle tutto. E lui fece di più: cambiò il proprio cognome da Cuttone in Cuttoni, quella desinenza in -i più familiare all’orecchio senese, come se volesse cucirsi addosso la città pezzo per pezzo.
Uno stile tutto suo: aggrappato al collo del cavallo
Chi ha visto correre Mezzetto in Piazza ricorda soprattutto questo: il modo in cui si appiattiva sul collo del cavallo, quasi abbracciandolo, come se i due corpi dovessero diventare uno solo. Non era una scelta estetica — era l’unica soluzione possibile per un uomo di quella statura. I fantini più alti possono fare forza con le gambe sui fianchi del cavallo, trasmettere energia con il peso del corpo, correggere la traiettoria con il tronco. Mezzetto non poteva fare nulla di tutto questo: doveva affidarsi alle mani, alla testa, all’istinto. E in quella limitazione fisica trovò una libertà che pochi altri hanno mai conosciuto.
Fuori dalla Piazza, era un uomo di carattere gentile — la sigaretta sempre tra le labbra, in pieno stile anni Cinquanta, disponibile, mai sopra le righe. Ma chi lo aveva visto a cavallo sapeva che lì dentro si trasformava. La dolcezza spariva, la concentrazione diventava qualcosa di diverso, quasi feroce. Era il guerriero che stava nascosto dentro l’uomo tranquillo. Quella dualità è uno dei tratti che chi lo ha conosciuto ricorda con più nitidezza.
Il Cappotto del 1956 e le cavalle della vittoria
L’estate del 1956 è il cuore della carriera di Mezzetto. Il 2 luglio corse nella Nobile Contrada dell’Aquila con Archetta e vinse. Sedici giorni dopo, il 16 agosto, scese in Piazza nella Contrada Sovrana dell’Istrice con Gaudenzia — la cavalla grigia più famosa della storia del Palio — e vinse ancora. Cappotto personale, uno dei dodici fantini riusciti nell’impresa nell’intero Novecento.
Vale la pena fermarsi un momento su Gaudenzia. Era una cavalla di pelo grigio, nata nel 1944, con un’indole mansueta ma precisa nelle traiettorie e una velocità che sorprendeva chiunque la vedesse per la prima volta. Nei suoi quindici Palii corsi vinse quattro volte — un numero che la colloca tra le grandi protagoniste di metà secolo. Mezzetto la montò in quel 16 agosto 1956 quasi per caso: la dirigenza dell’Istrice era indecisa sulla monta più adatta, Vittorino era bloccato dal Nicchio, altri fantini non convincevano, e alla fine fu proprio Mezz’etto — liberatosi dall’Aquila dopo la vittoria di luglio — a prenderne le redini. In Piazza comandò per quasi tutta la Carriera, resistendo agli attacchi dell’Onda e del Nicchio, fino all’ultimo San Martino dove Rondone cadde e Vittorino mollò. Il Cappotto era fatto.
Il Palio di luglio aveva avuto un ospite d’eccezione: il Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi, presente in Piazza del Campo per assistere alla Carriera. Un dettaglio che trasforma quella vittoria dell’Aquila in una di quelle giornate che Siena ricorda a più livelli — paliesco, civile, storico.
La terza vittoria: Mezzetto e la Selva nel 1962
Sei anni dopo il Cappotto, Mezzetto tornò alla vittoria. Il 2 luglio 1962 corse nella Contrada della Selva — la stessa Contrada del suo esordio, undici anni prima — e vinse con Elena de Mores. Era la sua terza e ultima vittoria in ventotto Carriere. La terza con una cavalla femmina: Archetta, Gaudenzia, Elena de Mores. Una costante che non può essere un caso. Come Canapetta — un altro fantino che vinse sempre su femmine, Beatrice e Selvaggia — Mezzetto aveva una sintonia particolare con le cavalle, qualcosa che andava oltre la tecnica e che probabilmente nasceva da quel modo di stare a cavallo così fisicamente vicino, così dipendente dal dialogo tra i due corpi.
Proprio quell’estate, il 16 agosto 1962, il regista Luciano Emmer girò Bianco, Rosso e Celeste, un documentario sul Palio di Siena che sarebbe uscito l’anno successivo. Mezzetto è lì, in quella pellicola, e per molti anni è stato attraverso quelle immagini che le generazioni successive lo hanno conosciuto. Un’altra forma di memoria — quella del cinema — che si è sovrapposta alla memoria della Piazza.
Una fine tragica, una memoria viva
Il 25 aprile 1978, a Firenze, Francesco Cuttone morì a quarantasette anni. Quella morte non arrivò nel silenzio: arrivò in pista, nel pomeriggio, quando un cavallo in corsa lo prese in pieno e lo scaraventò contro un cordolo di cemento. La testa batté e non ci fu più niente da fare. Il fantino Aramis era presente quel pomeriggio, e il suo racconto — conservato nella puntata di Ricordi di Palio — è una di quelle testimonianze che pesano, che non si dimenticano facilmente.
Mezzetto riposa al cimitero di Trespiano, dove il team di Michele Fiorini si è recato per l’omaggio finale che ormai è diventato una firma riconoscibile del progetto. Un gesto semplice, che dice più di molte parole: questa storia conta, questo uomo conta, e la Memoria di chi ha corso in Piazza non finisce con l’ultima Carriera.
Ventotto Carriere, tre vittorie, un Cappotto. Un metro e quarantotto di statura. E una grandezza che non aveva nulla a che fare con i centimetri.
La puntata completa di Ricordi di Palio dedicata a Francesco Cuttone, Mezzetto, è disponibile sul canale YouTube del progetto. Se hai ricordi o storie che si intrecciano con questa — magari dall’Aquila, dall’Istrice o dalla Selva — lascia un commento: ogni voce in più è un pezzo di memoria in più per Siena. Buona visione!
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