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Le storie del Bobo, Enrico Brandani dall’Oca

Le storie del Bobo, Enrico Brandani dall’Oca

di Massimiliano Senesi, Cecilia Rigacci e Michele Fiorini

(tempo di lettura dell’articolo: 2 minuti e 30”)

(durata del video 1h 28′ 27″)

Siena, Fontebranda, fine anni Trenta. I divertimenti dei cittini di Contrada sono il giocare per strada. Tutto il giorno. Inizia così questa puntata di “Ricordi di Palio”, stavolta guidata da Massimiliano Senesi (“Mao”, per gli amici) e Cecilia Rigacci, operatrice delle riprese che si sono svolte a casa di Enrico Brandani, detto “Bobo”, storico Barbaresco della Contrada dell’Oca, con Michele Fiorini sullo sfondo ad aiutare Cecilia nelle riprese.

Inizia così, con i ricordi della Siena che fu, quest’altra bellissima puntata della quarta stagione di “Ricordi di Palio”. I bagni nella fonte, con l’acqua ghiacciata, mentre accanto, nella piscina a pagamento del Ghighi, smantellata solo nel 1975, si bagnano i ricchi che possono permettersi di pagare il biglietto.

I ricordi di Bobo, spaziano, pungolati da Massimiliano e da Michele, che ogni tanto interviene con la voce “fuori campo”, nel periodo di guerra, l’occupazione delle truppe americane e la ritirata dei tedeschi, i bombardamenti alleati alla stazione e alla Basilica dell’Osservanza, la fame, quella vera, le tessere per il cibo razionato, il ricordo di alimenti oggi improbabili, come l’acqua di sangue, che erano gli scarti della macellazione delle bestie, sangue acquoso raggrumato, fonte di proteine e di ricordi che oggi i giovani di Contrada non immaginano neanche.

Bobo, che si destreggia nei ricordi e racconta della sua infanzia, rammenta le botteghe che c’erano in Contrada. Poi la puntata scivola, com’è giusto che sia, su binari più propriamente palieschi. Si parte dalla vittoria del 1939 della rivale Torre, con Ganascia e Giacchino e il ricordo di tutti i Brandani della Torre, tra cui proprio il babbo di Bobo, che morì proprio nel 1940, all’inizio della guerra.

Il ricordo di Bobo non può non arrivare a raccontare della famiglia Fontani, il Sor Ettore e i figli Pietro e Pippo, il predominio paliesco della Contrada dell’Oca, nonostante i pochi soldi e i numeri inferiori a quelli di altre Contrade. Si parla delle alleanze e degli schieramenti tra le Contrade avverse (oltre ovviamente alla rivale Torre, anche Nicchio, Bruco e Chiocciola) e quelle più vicine (Lupa, Tartuca e Onda), del carattere e delle stranezze dei fantini (Albano Nucciotti, detto Ranco, i fratelli Ceciarelli) e delle qualità dei grandi guerrieri della Piazza: due nomi su tutti, che hanno legato i loro Destini alla Contrada di Fontebranda e che non hanno eguali per nostalgia nel ricordo: Aceto e Ciancone. Per quest’ultimo, nonostante tutto. Il “nonostante tutto” si riferisce chiaramente allo storico episodio della rigirata del Palio del 16 agosto 1961, un capitolo ormai entrato nella leggenda paliesca del Novecento, non solo della Contrada di Bobo. Qui, Bobo ne parla solo a margine, non entrando nei particolari, ormai sviscerati in lungo e in largo anche in altre puntate di “Ricordi di Palio”, una su tutte la puntata dedicata a “Ciancone, fantino divenuto leggenda”, tra l’altro recentemente restaurata da Michele Fiorini e che si è arricchita con oltre quaranta minuti di dettagli sulla vita del fantino di Manziana, anche su quella vicenda.

Infine, il ricordo di alcuni contradaioli che non ci sono più, Elvio Lusini, storico Alfiere dell’Oca, a cui Bobo rende omaggio, insieme al cavallo Rimini, la notte dopo la Vittoria del Palio del 16 agosto 1977, andando a trovarlo al cimitero del Laterino. O Alfredo Donnini, detto Ciappata, altro storico Alfiere e poi Barbaresco.

Un’altra puntata tutta da assaporare, mentre defluisce il ricordo e la nostalgia di tempi che sono stati e che sta a noi tenere vivi, per non diluire il Valore della Storia della nostra Festa per le future generazioni.

Buona visione!

Fabrizio Gabrielli

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