La rottura del TONO: nascita e fine della grande alleanza del Palio
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La storia del Palio è piena di patti stretti nel silenzio e inimicizie consumate in Piazza sotto il sole di agosto. Ma poche vicende hanno lasciato un segno profondo quanto quella del TONO o T.O.N.O. — il grande patto d’alleanza fra Contrada della Tartuca, Nobile Contrada dell’Oca, Nobile Contrada del Nicchio, Contrada Capitana dell’Onda — e della sua rottura drammatica nel Palio del 16 agosto 1934. Una ferita che sarebbe rimasta aperta per quarant’anni. Ricordi di Palio dedica a questa vicenda una puntata preziosa, in cui la voce di un testimone diretto — che racconta quello che gli tramandò il suo babbo — ridà vita a una delle pagine più tormentate della storia recente delle Contrade senesi.
Un’alleanza che viene da lontano
Prima di capire come il tono si spezzò, bisogna capire come nacque. L’amicizia fra Nobile Contrada dell’Oca e Nobile Contrada del Nicchio affonda le radici nella fine del Settecento e si consolida nel corso dell’Ottocento, cementata da una rivalità comune: quella col Nicchio nei confronti della Contrada della Torre.
Una rivalità che non era soltanto di Piazza. Era una vera e propria guerra di quartiere, con feriti, morti, e processi in cui una ventina di nicchiaioli fra i diciotto e i ventotto anni furono condannati al carcere correzionale. Le origini? Probabilmente nel dopo Palio del 1847, vinto dal Nicchio, quando nacque una disputa con la Torre — arrivata seconda — e l’Oca si schierò apertamente al fianco dell’alleata. Da quel momento, il legame fra le due Contrade crebbe nei decenni, fino a trasformarsi in qualcosa di più strutturato.
Nel corso degli anni Venti del Novecento nacque il TONO — parola che a Siena non ha bisogno di spiegazioni: il patto d’alleanza fra Tartuca, Oca, Nicchio, Onda. Una macchina da guerra, come la descrive il narratore della puntata. Dal 1930 al 1934, le quattro Contrade alleate dominarono il Palio in modo quasi incontrastato, perdendo soltanto il luglio del ’31 (vinto dall’Aquila) e il luglio del ’34 (vinto dalla Civetta).
Il Palio del 16 agosto 1934
Dalla tratta di quell’agosto emergono due cavalli scartati per manifesta superiorità: Ruello e Folco. L’Oca riceve la Wally, una cavalla grigia già in vista. All’Aquila tocca Aquilino, montato da Cittino, figlio del noto Cispa. Al Nicchio arriva invece un cavallo quasi sconosciuto, Lampo — un’unica altra presenza alla tratta — che però, come si vedrà, avrebbe avuto il suo peso nella storia.
La strategia del tono è chiara: l’Oca è la più forte, non vince dal ’31, ed è giusto che sia lei a portare a casa il drappellone. Le quattro alleate si organizzano di conseguenza. Anche il Nicchio concorda. Tant’è che in vista del Palio smonta Tripolino — fantino che, come avrebbe poi ricordato lui stesso nelle sue memorie, «non si prestava a vendersi, tirava a vincere» — e lo sostituisce con Pietrino, un giovane che aveva esordito proprio nel Nicchio l’anno prima.
Questa mossa, in apparenza, va nella direzione del tono. Ma durante le prove accade qualcosa di imprevisto.
Lampo e il messaggio di Pietrino
Pietrino comincia a provare Lampo con una determinazione che non passa inosservata. Il cavallo si rivela più forte del previsto e il fantino lo dimostra in Piazza apertamente, con prove che attirano l’attenzione. Non è solo questione di conoscere il proprio cavallo: a Siena le prove sono anche messaggi diplomatici. Pietrino sta dicendo due cose contemporaneamente — alla dirigenza del Nicchio in via dei Pispini che i mezzi ci sono, e all’Oca che il prezzo per la sua collaborazione è salito.
In via dei Pispini monta l’entusiasmo. A furor di popolo, i nicchiaioli cominciano a reclamare che la Contrada provi a vincere. La strategia del tono viene quindi rivista: Oca e Nicchio avrebbero fatto ognuno la propria corsa, senza ostacolarsi — il cosiddetto nervo legato — ma senza neanche cedere il passo all’altra.
Tuttavia, il Governatore dell’Oca, Fontani, si muove oltre i confini del patto. In segreto, arriva a Pietrino. Lo compra. Quando la Carriera parte, esiste un accordo manifesto fra Nicchio e Oca — ma sotto c’è un secondo accordo, quello fra Oca e Pietrino stesso, che avrebbe fatto la parte del traditore.
Tre volte in testa, tre volte tradito
Ciò che accadde in Piazza quel 16 agosto 1934 è rimasto impresso nella memoria delle famiglie nicchiaiole per generazioni. Il narratore lo racconta così come glielo tramandò il suo babbo: «Il Nicchio per ben tre volte fu in testa con Pietrino, e per ben tre volte parò la contrada all’esterno — che era l’Aquila con Aquilino che veniva molto forte — per far posto alla contrada all’interno, che era l’Oca stessa.»
Tre volte. L’Oca che viene sorpassata dall’Aquila. L’Aquila che viene risorpassata dal Nicchio. Il Nicchio che para l’Aquila all’esterno e spalanca la strada all’Oca all’interno. All’ultimo casato, clamorosamente, il Nicchio — nettamente in testa — para ancora l’Aquila e lascia il varco all’Oca, che vince.
Il dopo Palio fu drammatico. Pietrino non si fece trovare nei Pispini. La rabbia dei nicchiaioli si sfogò sui suoi vestiti, appesi ai fili di fiera vecchia finché non caddero per il logorio — «a futuro monito», come si direbbe. Ma la vera conseguenza fu più profonda: il tono era spezzato. E con lui, l’amicizia secolare fra Oca e Nicchio si trasformò in rivalità durissima. Nacque allora il famoso stornello: «Ce la siamo legati al dito, papero sciabordito, non vinci più».
Le macerie del tono: gli anni che seguirono
Le conseguenze della rottura non riguardarono solo le due Contrade. Il tono, o quello che ne restava, non avrebbe più avuto fortuna negli anni seguenti, almeno fino al secondo dopoguerra.
Il Nicchio ottenne Folco nel luglio del ’35 e nell’agosto del ’36, senza mai vincere. Nel ’35 i nicchiaioli — montando Bovino — si impegnarono soprattutto a punire Pietrino, reo del tradimento dell’anno prima. Nel reciproco ostruzionismo con l’Istrice, aprirono paradossalmente la strada alla Lupa, proprio nell’anno in cui nasceva la celebre rivalità Istrice-Lupa. Nel ’36, il Nicchio fu beffato dal Drago con Aquilino — cavallo il cui proprietario era nientemeno che il capitano del Nicchio, Guido Rocchi.
L’Oca non fu più fortunata: Folco nel Palio dell’Impero fu frenato prima dalla Chiocciola con Melisenda e Amaranto, poi dalla Giraffa con Rovello e Bovino. Nel luglio del ’38 l’Oca si presentò con Giacchino — figlio della Gobba di Vescona, cavalla che aveva vinto per l’Onda nel luglio del ’32 — ma Giacchino avrebbe trovato fortuna altrove, vincendo l’ultimo Palio dell’anteguerra nella Torre. La Tartuca non ottenne risultati rilevanti, e nel clamoroso agosto del ’38 — dove un Rovello ancora importante non poté dire la sua — a vincere fu a sorpresa la Chiocciola con Sanzano, cavallo descritto come «addirittura zoppo», mentre il fantino tartufino Ganascia veniva rinchiuso nell’Entrone fra le contestazioni. L’Onda ebbe Rovello nel luglio del ’37 senza grandi fortune, e l’anteguerra si chiuse con la vittoria della Torre nel famoso Palio accomodato del ’39.
Quarant’anni di rivalità: Nicchio e Oca nel dopoguerra
La ripresa del Palio nel secondo dopoguerra trovò Nicchio e Oca su fronti contrapposti. Nel luglio del ’46 l’Oca era strafavorita con Folco — anziano, ma ancora cavallo di rispetto. Alla prima mossa, partì nettamente in testa. Il mortalettaio fece scoppiare i mortaretti, annullando la mossa in circostanze poco chiare. Alla mossa buona fu il Nicchio di rincorsa con Tripolino — ingaggiato apposta per ostacolare l’Oca — a impedire la vittoria, aprendo la strada al Montone con Ganascia.
Nel luglio del ’47 vinse il Nicchio con la grigia Salomè e Ciancone. Durante la corsa fu lanciato un nervo contro la coppia nicchiaiola in testa; nel dopo Palio gli ocaioli aggredirono il capitano del Drago, ingegner Nozzoli, accusato di aver favorito il Nicchio.
Nel tormentato agosto del ’52 — un Palio fra i più turbolenti, con un fantino non regolarmente iscritto al Comune — l’Oca vinse con la vecchia Niduzza e Rompighiaccio, mentre il Nicchio si trovava in testa. La vulgata nicchiaiola volle che a segnare quella sconfitta non fu solo la vittoria dell’Oca, ma il come era venuta: il Montone avrebbe parato l’Onda che veniva seconda, lasciando il varco all’interno all’ultimo casato.
Nel luglio del ’63 Vittorino — il fantino che avrebbe portato il Nicchio a una stagione di trionfi — fu ingaggiato dal capitano Mario Cioni con un accordo preciso: 100.000 lire ogni volta che fosse riuscito a far cadere o a mettere in fondo l’Oca. Accadde davvero, nelle prove. I nicchiaioli dovettero più volte intervenire in massa per difendere Vittorino dalle ritorsioni degli ocaioli. L’Oca non partecipò al Palio: Elena De Mores si infortunò gravemente al terzo San Martino nella terza prova.
Nell’agosto del ’67, l’ultimo atto. Il luglio del ’66 aveva lasciato un conto aperto: Mezzetto, fantino del Nicchio, era caduto e nel dopo corsa era stato picchiato dagli ocaioli. Il capitano Mario Cioni «se la legò al dito». Nell’agosto del ’67 Rondone partì con la missione di ostacolare l’Oca — e a San Martino riuscì in una rinserrata descritta come tecnicamente eccezionale.
La normalizzazione e l’oratorio riaperto
Con la scomparsa del capitano Mario Cioni e il ricambio generazionale, i rapporti fra Nobile Contrada dell’Oca e Nobile Contrada del Nicchio cominciarono lentamente a normalizzarsi. Il narratore indica nell’agosto del ’77 — vittoria netta dell’Oca — l’ultimo sussulto del risentimento della vecchia generazione di nicchiaioli.
La nuova generazione avrebbe speso le proprie energie altrove, verso altre rivalità. E nell’agosto dell’81, quando il Nicchio vinse finalmente dopo dodici anni con la capitana Lucia Cioni — figlia dell’indimenticabile Mario — e Valente, a spiegare il drappellone nel rione c’era anche l’Oca. Da lì a qualche anno, i rapporti sarebbero stati del tutto normalizzati. Come dice il narratore con una semplicità disarmante: torneranno «a riaprirsi la chiesa durante il giro dei rispettivi onori dei rispettivi Protettori».
Una porta riaperta, dopo quarant’anni. Quattro decenni nati da un tradimento in Piazza, da un varco lasciato all’ultimo casato, dai vestiti di un fantino appesi ai fili di fiera vecchia.
La puntata completa di Ricordi di Palio dedicata al tono e alla rivalità Oca-Nicchio è disponibile sul canale YouTube del progetto. Se hai ricordi o storie che si intrecciano con questa, lascia un commento: ogni voce in più è un pezzo di memoria in più per Siena. Buona visione!
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