Nappa, Popo e gli altri: l’epopea dei Menichetti e dei fantini mancianesi
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(durata del video 2h 01′)
Piccolo comune dell’entroterra grossetano, arroccato sopra la valle del Fiora, il paese di Manciano rappresenta nella storia del Palio di Siena un fondamentale “serbatoio” dal quale le Contrade hanno attinto, per portare a correre in Piazza del Campo alcuni tra i migliori fantini di fine Ottocento e dell’inizio del secolo scorso. Una storia iniziata già nel 1858 con l’esordio sul tufo di Annibale Maggiori detto, appunto, Manciano (non esistono, è bene essere chiari, documenti d’archivio che certifichino il luogo di nascita del fantino, ma un qualche legame con quel territorio è presumibile dato il soprannome affibbiatogli dalla Contrada della Torre per andare al canape nel Palio che si corse il 4 luglio), proseguita con Paolo Santinelli detto Marzialetto, tristemente deceduto appena 27 giorni dopo aver vinto il suo secondo Palio, nel 1878 per il Drago, con Angelo Montechiari detto Spanziano e, soprattutto, salita agli onori delle cronache ai primi del Novecento con la “dinastia dei Menichetti”, senza tralasciare quel Ferruccio Funghi detto Porcino che corse ben 31 Palii tra il 1923 ed il 1945.
Un bel documentario di Ricordi di Palio, curato da Michele Fiorini e Roberto Filiani, ci permette, oggi, di ripercorrerne tutta l’avventura sul tufo grazie al recupero di materiale di archivio, di documentazione fotografica e di alcuni inediti spezzoni di pellicola girati a Siena giusto un secolo fa. Si intitola “L’epopea dei fantini mancianesi” e si concentra principalmente su una serie di figure che la mitologia paliesca ed i racconti dei nonni hanno provato a tenere vive come i fratelli Alfonso, Ermanno e Santi Menichetti (figli di quel Girolametto che aveva corso il Palio nell’Ottocento): a raccontarli, tutti quanti, ben oltre il fatto statistico (Nappa vinse sei Carriere, Popo ne portò a casa due prima di una squalifica a vita che lo costrinse a trasferirsi a Milano e diventare uno dei più importanti allenatori di cavalli italiani, amico di reali e nobili anche stranieri), l’accurata e precisa testimonianza della nipote Alessandra Menichetti, figura conosciutissima nell’ippica italiana che anche a Siena ha vissuto esperienze vittoriose (ad esempio nella stalla della Selva) seguendo le orme del padre Girolamo Menichetti, illustre veterinario di fama mondiale che si era innamorato del Palio nei primi anni Settanta e che per quasi tre lustri fece letteralmente “volare sul tufo” i cavalli del Valdimontone.
A impreziosire la puntata, anche un cameo su Albo Corchia detto Primula Rossa. Corse solo un Palio, nel 1978 indossando senza troppa fortuna il giubbetto di Salicotto, ma le testimonianze raccolte dalla voce della sorella Giuliana Corchia e da quella di Salvatore Ladu colmano un vuoto che negli anni si era creato attorno all’esistenza, sfortunatissima, di un altro fantino mancianese che meritava comunque di essere ricordato.
Matteo Tasso

