Costantino Giuggia e le occasioni mancate da Morino IV
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(durata del video 1h 32′)
È una vicenda sfortunata e struggente quella di Costantino Giuggia, fantino del Palio tra la seconda metà degli anni Sessanta e la prima del decennio successivo. La storia di un ragazzo che, arrivato a Siena dall’entroterra sardo, si era fatto apprezzare per le proprie qualità a cavallo (in corsa, ma pure come preparatore di barberi) e benvolere per quell’indole di persona squisita, magari un po’ taciturna ma sempre gentile e disponibile con tutti che forse, a posteriori, avrebbe finito per rappresentare un limite alla sua reale consacrazione sul tufo.
Un’esistenza, purtroppo, breve, quella di Morino IV (soprannome datogli nel luglio del 1966 dai dirigenti della Selva, la Contrada che lo fece esordire in Piazza montando la cavalla Beatrice), che la “macchina del tempo” di Ricordi di Palio bene ha fatto a ripercorrere con una bella puntata realizzata da Michele Fiorini e Roberto Filiani: a raccontare gli anni senesi di Giuggia sono state le testimonianze di Beppe Temperini, legato al fantino di Nuoro da una forte amicizia nata in scuderia e protrattasi fino al momento della sua tragica morte (avvenuta nell’ottobre del 1977), di Paolo e Giancarlo Berni, di Massimo Gasparri, Mario Savelli e, soprattutto, quella bella e commovente di Roberta, la figlia di Costantino.
Intervista dopo intervista, tornano in auge alcuni episodi che hanno fatto la storia del Palio, come la tumultuosa Carriera dell’agosto 1966 nella quale Morino IV vestiva il giubbetto della Torre in groppa a Topolona, nomi come quello di Ercole, cavallo noto per rifiutare le curve della Piazza e che Giuggia, invece, riusciva sistematicamente a far girare durante le batterie di selezione, e poi l’ultima grande occasione non colta, quella del 1975 su Lucianella con addosso il giubbetto della Pantera, sfumata per uno scarto della forte purosangue all’ultima curva di San Martino, quando ormai Costantino aveva la vittoria in mano. L’addio del fantino al Palio sarebbe avvenuto dopo l’ultima apparizione, sempre nella Pantera, ad agosto dello stesso anno, lasciandogli non pochi rimpianti per ciò che avrebbe potuto essere, ma mai un destino cinico e crudele aveva dato l’assenso a concretizzare.
Matteo Tasso


