Addio a Il Solitario: l’eterno fascino del Palio di Siena che travolge oceani e tempo, grazie a Gabriele Guerrini
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(durata del video 55′ 00″)
Il Palio di Siena non è solo una corsa: è un’epica viva, un legame indissolubile con la terra, la storia e l’anima senese. Oggi, con la morte di Vincenzo Graziano, “Il Solitario”, si chiude un capitolo leggendario, ma il suo spirito continua a galoppare nella curva di San Martino. In questo post, riviviamo la sua vita, il suo desiderio irrealizzato e il potere magico del Palio che annulla distanze e anni.
Chi era “Il Solitario”
Vincenzo Graziano, noto a tutti come Il Solitario, è stato uno dei fantini più iconici nella storia del Palio di Siena. Nato a Palermo nel 1936, ha corso per numerose contrade, ma il suo nome è indissolubilmente legato alla Contrada della Giraffa, per la quale corse per ben 4 volte tra il 1958 e il 1960.
Il soprannome “Il Solitario” non era casuale: era un uomo di poche parole, introspettivo, che viveva per la pista.
L’ultimo desiderio: ritornare alla curva di San Martino
Qualche anno fa, ho avuto l’onore di intervistarlo grazie a Michele Fiorini, esperto di storie paliesche. Seduto in un caffè modesto, con gli occhi persi nel vuoto, Il Solitario mi confidò un sogno semplice ma profondo: tornare un giorno a Siena e camminare nella curva di San Martino, per rivedere la traiettoria giusta, per sentirla ancora sotto i piedi. Non era nostalgia banale, ma un richiamo viscerale alla sua essenza.
Purtroppo, non ha fatto in tempo. Qualche giorno fa, a Miami – dove si era trasferito per motivi familiari – è mancato all’affetto dei suoi cari. Una famiglia semplice, di rara dignità e umanità. Ero lì, nella camera mortuaria, con il fazzoletto della Giraffa stretto in mano. Quando sono arrivati il figlio e la moglie, ci siamo abbracciati e siamo scoppiati a piangere. In quel momento, il Palio ha annullato lo spazio e il tempo.
Perché Miami? Un esilio dal cuore senese
Graziano lasciò Siena negli anni ’80, inseguendo opportunità in America. Lavorò come addestratore di cavalli in Florida, portando con sé il know-how del Palio. Ma Siena non lo abbandonò mai: le sue storie, raccontate ai figli, tenevano viva la fiamma. Questo esilio volontario ci insegna una lezione sul Palio come identità portatile: non serve essere in Piazza del Campo per sentirlo. È nel sangue, nelle contrade del cuore.
Il Palio di Siena: oltre la corsa, un’anima che non muore mai
Il Palio non è una “semplice corsa di cavalli”, come recita il testo che mi ha ispirato questo post. È qualcosa che annulla lo spazio e il tempo.
Buona visione!

