Giuseppe Pes, detto Il Pesse, quasi dieci Palii vinti

di Michele Fiorini e Simonetta Losi, con la collaborazione di Klaus Biancucci, Roberto Filiani, Massimiliano Senesi, Francesco Zanibelli, Cecilia Rigacci, Duccio Monciatti, Lello Ginanneschi

(tempo di lettura dell’articolo: 7 minuti e 30″)

(durata del video 4h 23′ 25″)

È tornato dalla Francia con tutta la famiglia, apposta per accogliere il nostro invito a partecipare a questa “intervista fiume” di quasi quattro ore e mezza. Da tempo il Gruppo di “Ricordi di Palio” era sulle tracce di Giuseppe Pes, detto Il Pesse. Telefonate, mail, parole sentite dire, forse sì, forse no. “Dai, ora si fa”, e poi titubanze, telefonate alla compagna Barbara per cercare di convincerlo a tornare a Siena a parlare, finalmente, di sé, di come sono andate le cose. Si è fatto un po’ desiderare, ma alla fine ha accettato di parlare dei suoi trionfi da dominatore di Piazza del Campo e a parlare anche delle sue cocenti sconfitte.

A nessuno è mai saltato in mente, a Siena, di appellarlo, frettolosamente, “Il Re della Piazza”, come è accaduto in seguito con altri fantini. Perché Siena non è abituata a Re e a Imperatori, e lo ha dimostrato nella sua lunga Storia e perché Giuseppe Pes, detto Il Pesse, ha lasciato a Siena dei sentimenti contrastati e contrastanti, in tutte le Contrade in cui ha corso dal 1982 al 2006. E sono tante. Quasi un quarto di secolo, dunque. E con svariati record, primo tra tutti quello che lo vede aver fatto Cappotto nel 1997 per la Contrada Imperiale della Giraffa, anche se non con lo stesso cavallo come è accaduto a Jonatan Bartoletti, detto Scompiglio col suo Cappotto 2016 per la Contrada della Lupa. O l’altro record, quello che lo vede al terzo posto nella Storia del Palio di Siena per Carriere consecutive disputate: ben 32 in 16 anni, tra il 1991 e il 2006. Leggete a tale proposito questa statistica su ilpalio.org. Oppure quello che lo vede al secondo posto dopo Aceto, per Palii disputati con lo stesso giubbetto addosso (ben 12 volte in Piazza con il giubbetto del Valdimontone).

Sentimenti di passione e di rabbia, di gioia irrefrenabile e di pianti disperati. Sono queste sensazioni così contrastanti tra loro, quelle che suscita in tante Contrade il pensiero e il ricordo del Pesse. Nessun altro fantino a Siena negli ultimi decenni ha incarnato sensazioni e sentimenti così diversi. Vai in una Contrada e lo considerano ancora oggi un eroe. Vai nell’altra e… No, i puntini non sono per dire che gli farebbero qualcosa di male o che gli tirerebbero un cazzotto. No, perché a Siena e nel Palio, come nella vita, del resto, la Storia insegna che si può far male alle persone anche col silenzio.

Questa è un po’ la storia del Pesse, che nel 2006, dopo 24 anni di carriera fulgida, con 9 Palii vinti e 45 Palii corsi, decise di “darci un taglio”, di lasciarsi alle spalle una carriera, una storia di uomo vincente e di mollare tutto e di andarsene via, in Francia, dove vive tutt’oggi. Avrebbe potuto vivacchiare, correndo ancora per 5 o 6 anni, ma quando si accorse che iniziavano a  proporgli delle monte “di seconda fascia”, a lui che aveva dominato le strategie paliesche degli anni Novanta insieme a Salvatore Ladu, detto Cianchino, capì che il suo tempo era finito e preferì ritirarsi con molto nonchalance, come si potrebbe dire oggi, data la sua nuova dimora francese. E non senza starci male, come traspare alla fine dell’intervista.

L’intervista di “Ricordi di Palio” e di Michele Fiorini, assistito stavolta da uno staff di eccezione composto da buona parte del Gruppo, dimostra che questo video di quasi quattro ore e mezza non è una puntata qualsiasi, ma un’intervista che resterà come una pietra miliare della nostra attività e, forse, anche della recente Storia del Palio di Siena.

Un’intervista in cui Giuseppe Pes si è messo a nudo, spiegando e raccontando molti dei retroscena dei 45 Palii corsi, da quello vinto da esordiente del 2 luglio 1982, per la Contrada di Valdimontone, a quello del 2 luglio del 2006, corso nella Contrada Imperiale della Giraffa, che lo vide chiudere in sordina una carriera incredibile.

L’intervista ripercorre la carriera del Pesse con contributi di Andrea Degortes, detto Aceto, suo maestro di eccezione, che lo ebbe in scuderia fin dal 1977, quando, ragazzino quattordicenne, Giuseppe Pes iniziò la sua carriera di fantino, percorrendo tutte le consuete tappe dei fantini del Palio: prima correndo nelle corse in provincia, per poi approdare alle “Prove di Notte” e poi alla Carriera vera e propria.

Michele Fiorini, nell’intervista, riesce letteralmente a “tirar fuori” delle indiscrezioni mai dichiarate prima dal Pesse, personaggio sempre schivo e riservato.

Tutti a Siena ricordiamo che, anche dietro al cavallo, con la Contrada che cantava dietro berciando, Giuseppe camminava con le mani in tasca o a braccia conserte. Questo suo essere sempre sulle sue e poco comunicativo, non solo gli impedì di essere proclamato “Il Re della Piazza”, ma gli attirò, oltre alle aspettative del Re, anche le ire dei contradaioli, quando i risultati non arrivarono.

Sì, certo. Qualche sbruffonata entrata nella Storia del Palio, come quando, nel celebre Palio del 3 luglio 1983, vinto da Benito scosso nel Leocorno, Il Pesse alzò il nerbo, pur sapendo perfettamente di non aver vinto, forse più per autoproteggersi, che per millantare una vittoria che non arrivò per il Bruco con Ascaro de Torralba. E poi anche qualche scelta sbagliata sulle monte. Qualche cavallo che avrebbe potuto montare e non montò, poi vittorioso. Un esempio su tutti è Bella Speranza, cavallo sul quale Il Pesse aveva già vinto il Palio del 16 agosto 1995 per la Contrada del Leocorno e che non rimontò l’anno dopo il 16 agosto 1996, lasciandolo a Cianchino, che poi andò a vincere per la Nobil Contrada del Bruco lo storico Palio della scuffiata della Contrada di Via del Comune.

La rivalità negli anni Novanta con il Cianca, quando Il Pesse e Cianchino erano i due fantini che decidevano le sorti del Palio di Siena nel bene e nel male.

L’intervista scorre, ripercorrendo tutte le tappe, Palio dopo Palio, ricordando aneddoti, episodi, rapporti nati con dirigenti e Capitani di Contrada. Non si può non citare il rapporto del Pesse con il Capitano della Contrada di Valdimontone, Anna Maria Befani, che lui chiamava semplicemente “la professoressa” e che lo ospitò a casa propria nei giorni del primo Palio vittorioso da esordiente su Cuana, cavallina figlia d’arte di Uana de Lechereo, altra cavalla trionfatrice del Palio.

Come non ricordare poi la vittoria storica nel Palio Straordinario del 1986 su Brandano e sempre per la Contrada dei Servi. Un Palio che, oltre ad essere straordinario di nome, lo fu anche di fatto con un testa a testa memorabile con la Contrada rivale, il Nicchio.

E poi il periodo di Pytheos, cavallo leggendario del Palio di Siena, che fu di proprietà di Giuseppe Pes, e che stabilì il record del tempo sulla corsa del Palio (rimasto imbattuto praticamente fino al Palio di agosto del 2015 vinto da Tittia con Polonski), quando ancora i tempi erano cronometrati ufficialmente (oggi la misurazione del tempo del Palio di Siena viene effettuata ufficiosamente dai nostri amici del sito ilpalio.org, si veda a tale proposito la pagina apposita, dedicata ai Tempi della Corsa).

Il binomio PyhteosIl Pesse corse tre Palii, di cui i primi due entrambi vittoriosi per la Contrada della Pantera, il 16 agosto 1991, e la Contrada del Drago, nel Palio del 16 agosto 1992. Due Palii entrati nella Storia anche per l’imperiosità di entrambe le vittorie. Poi però un Palio incolore nella Nobile Contrada dell’Aquila, quello del 16 agosto 1993, dove le aspettative erano di nuovo alte, con Pytheos nella stalla di Via dei Percennesi. Giuseppe partì ultimissimo, fece una gran rimonta, ma non servì a far digerire una purga storica alla Contrada di Piazza Postierla.

E poi il Cappotto del 1997 per la Contrada Imperiale della Giraffa. Due Palii e due strategie sviluppati in una tessitura di accordi e trame completamente diverse. Come non ricordare il Capitano del Cappotto 1997, Fabio Caselli, indimenticato eroe della Contrada di Via delle Vergini? E il loro rapporto sincero e genuino. La prima vittoria con Penna Bianca, quasi inaspettata, perché la vera favorita era il Nicchio, con Vittorio e Cianchino. E poi il Palio di agosto con Quarnero, una vittoria imperiosa e Imperiale, proprio come la Contrada che lo portò al trionfo che entrò nella Storia. Una vittoria voluta a tutti i costi dopo tante polemiche interne, con un sorpasso all’esterno al terzo San Martino su Valdimontone e Torre che è entrato di diritto nella cineteca delle traiettorie impossibili del Palio.

I cavalli top li ha montati tutti, Il Pesse. Da Baiardo a Brandano, da Figaro a Benito, Uberto, Bella Speranza, ovviamente Pytheos, Quarnero, Berio, per finire con Brento, un cavallo con cui nel 2005 Il Pesse perse un Palio al primo San Martino nerbando il cavallo sull’occhio e facendolo andare largo. Un Palio che nella Contrada della Lupa tutti ricordano, ma non certo con piacere. Del Palio con Berio nella Civetta è meglio non parlar nemmeno, per non riaccendere il dolore dei contradaioli del Castellare, che mai dimenticheranno quel tristemente famoso Palio del 2 luglio 2003.

La lunga intervista di “Ricordi di Palio” si conclude con la rivelazione in pubblico che perfino la compagna Barbara e soprattutto la figlia Valentina non conoscevano fino a ieri la storia e la carriera di Giuseppe, il quale, finalmente, si scioglie in un pianto liberatorio carico di passione e di ricordi che, pur testimoni di un passato che non tornerà mai più, lo ha reso per tutti i senesi un personaggio leggendario che ci ricorderemo per sempre e che ha scritto la Storia del Palio di Siena.

Coi suoi “quasi dieci Palii vinti”… Sì, perché quel “quasi” lascia intendere che ne avrebbe potuti vincere molti, ma molti di più.

Buona visione!

Fabrizio Gabrielli

La scheda di Giuseppe Pes, detto Il Pesse su ilpalio.org